Cos'è un AudioWalk?
A Torino, la raccolta di storie come Invasioni Creative è iniziata nel 2022. Siamo partiti da alcune domande: dov'è la nostra vita? Dov'è il nostro corpo? Dov'è il nostro spazio?
C’è uno scrittore francese che inizia un suo racconto così:
Ci sono molte cose in un luogo della città. Ad esempio: un municipio, degli uffici, la polizia, i caffè di cui uno è anche un tabacchi, un cinema, una chiesa, un’impresa di pompe funebri, un’agenzia di viaggi, una fermata degli autobus, un albergo, una fontana decorata, un’edicola, un parcheggio, e molte altre cose. Di queste cose, molte, se non la maggior parte, sono state descritte, classificate, raccontate. Il desiderio è quello di descrivere il resto: ciò di cui normalmente non si prende nota, ciò che non si osserva, ciò che non ha importanza: ciò che succede quando non succede niente, se non il tempo, le persone e le nuvole.
Questo autore si chiama Georges Perec e ha raccontato nelle sue storie quello che lui stesso definisce “infra-ordinario", tutto ciò che accade tra lo straordinario e l’ordinario, quello che sembra apparentemente banale nella vita di tutti i giorni e poi finisce per essere necessario. Si allena a descrivere la realtà facendo inventari di cose visibili: traiettorie, colori, posizioni del corpo, ascolto di suoni vicini e lontani, piazze, strade. Un allenamento di sguardo.
Perec ci ha fatto da guida nella creazione degli AudioWalk proprio perché questo format prova a raccontare la realtà esplorando lo spazio urbano. Nel 2022 sviluppiamo il primo racconto sonoro a Torino come Invasioni Creative. Qualche mese prima avevamo sperimentato questa formula a Udine, altra città dove siamo vivacemente attivi, proponendo una versione pilota a partire da laboratori nelle scuole e incontri con gli abitanti. Il nostro obiettivo era diffondere le storie delle persone che abitavano ogni giorno le proprie case ma soprattutto le proprie strade.

Queste storie volevamo lasciarle il più possibile autentiche immaginando che nell’evento finale non ci sarebbero stati “attori” a raccontare ma direttamente le voci delle persone incontrate costruendo un racconto collettivo che considerasse anche una esplorazione a piedi durante il suo ascolto. Noi, in quegli eventi, saremmo state le silenziose guide-performer indicando la strada migliore e proponendo un itinerario di scoperta urbana. Le orecchie ascoltavano le persone in cuffia, gli occhi scoprivano i luoghi.
A Torino la nostra raccolta di storie è partita nel quartiere San Donato (2022) in collaborazione con realtà come Cartiera e PiùSpazio Quattro per poi proseguire a San Paolo (2023) insieme a Comala, Gruppo Abele e Cumiana 15. E infine Borgo Dora (2024) con l’aiuto della Fondazione di Comunità Porta Palazzo, Sermig Arsenale della Pace e Save The Children - Civico Zero. Questi tre AudioWalk li abbiamo costruiti con il sostegno della Circoscrizione 4 - Città di Torino, Circoscrizione 3 - Città di Torino e Ministero della Cultura - Direzione Generale Creatività Contemporanea.


Strumenti
Noi, questa “cosa” qui, la chiamiamo “teatro” e abbiamo provato a circoscrivere il campo. Lo chiamiamo così perché il teatro è anzitutto uno strumento di incontro e narrazione. L’unico palcoscenico concesso, qui, è la città con le sue strade e piazze. Gli unici attori sono gli abitanti che si raccontano senza interpretare altro da sé. Un’auto-narrazione a partire da domande semi-aperte. Questo teatro possiamo definirlo “partecipativo” nella misura in cui le comunità locali - abitanti e realtà sociali - vengono coinvolte nel ruolo di co-creatrici dei contenuti e, successivamente, nel ruolo di camminatori e camminatrici allargando il gruppo ad altre persone interessate. Per noi è anche un teatro “multimediale” nella misura in cui le storie vengono raccolte tramite le nuove tecnologie. In questo caso tramite registrazioni audio che sono successivamente montate e presentate dal vivo con l’uso delle cuffie. Lasciamo traccia di una memoria di comunità.


Maestri
Non solo Perec ci fa da guida nel modo di osservare e costruire un racconto ma anche altri autori. Nel nostro gruppo c’è Giulia Cerrato: lei ha un percorso universitario legato all’architettura e all’urbanistica. Fin dall’inizio ci ha aiutato a uscire dalle “bolle culturali” osservando la città come palcoscenico a cielo aperto. Così - a un certo punto - ci siamo messi a leggere insieme “Walkscapes. Camminare come pratica estetica”, pubblicato a inizio millennio. Questo testo è stato scritto da un architetto nomade, così ama definirsi: Francesco Careri. Lui ci racconta che un “percorso” indica sempre “l’atto dell’attraversamento (il percorso come azione del camminare), la linea che attraversa lo spazio (il percorso come oggetto architettonico) e il racconto dello spazio attraversato (il percorso come struttura narrativa")”.
Abbiamo scoperto come i diversi campi, quando si incontrano, possono generare strade inedite. E ancora, nel nostro cammino, abbiamo incontrato i Rimini Protokoll, un collettivo artistico di Berlino che intreccia teatro, performance, nuovi media e coinvolgimento di comunità. In Italia ha vinto il Leone d’Argento per l’Innovazione alla Biennale Teatro di Venezia e negli ultimi anni abbiamo collaborato insieme curando alcuni format come “Home Visit Europe”, uno spettacolo da tavolo che abbiamo realizzato a Udine e Torino nel 2024 con la loro supervisione e che più avanti, in qualche futuro articolo di Precise Storie, spero di raccontare. Anche questo collettivo, soprattutto a partire dal confronto con Stefan Kaegi, ci ha aperto nuove prospettive sul modo di lavorare:
Il teatro ha sempre messo in scena la narrazione e la vitalità in forme in continua evoluzione. Ci sono molti modi in cui le persone possono incontrarsi, condividere tempo e interagire con la finzione e la realtà fuori dal palco. Ma come inventare, dare il via, produrre e comunicare forme di arte dal vivo e interazioni sociali che non hanno tradizione?




Vita, corpo e spazio
Partiamo dai maestri per comprendere quanto sia importante immaginare, discutere e sperimentare tra le visioni di ieri e le prospettive di oggi. Questi format di narrazione multimediale ci offrono la possibilità di raccontare le persone come testimoni dello spazio sociale e urbano. Spazi sociali e urbani dove “non mi sento straniera grazie alla mia vicina di casa”, dove “una volta c’erano le fabbriche di cioccolato”, dove “ho incontrato l’amore della mia vita sul Tredici”, dove “il mio condominio mi ricorda una canzone di Gino Paoli”, dove “la città è come il mio corpo che cambia”, dove “sogno un quartiere pieno di facce nuove e diverse”. Dove, dove, dove perché, per guadagnare spazio, abbiamo bisogno di tempo. Queste sono alcune delle risposte che di fatto provano a dar seguito alle domande di Perec:
Quello che succede veramente, quello che viviamo, il resto, tutto il resto, dov’è? Quello che succede ogni giorno e che si ripete ogni giorno, il banale, il quotidiano, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, in che modo renderne conto, in che modo interrogarlo, in che modo descriverlo? Interrogare l’abituale. Ma per l’appunto ci siamo abituati (…) Dormiamo la nostra vita di un sonno senza sogni. Ma dov’è la nostra vita? Dov’è il nostro corpo? Dov’è il nostro spazio?
Come parlare di queste “cose comuni” (…); come dar loro un senso, una lingua: che possano finalmente parlare di quello che è, di quel che siamo. Forse si tratta di fondare finalmente la nostra propria antropologia: quella che parlerà di noi, che andrà a cercare dentro di noi quello che abbiamo rubato così a lungo agli altri.
Per chiudere mi piacerebbe condividere con te una di queste storie, l’ultima, realizzata a Borgo Dora, un quartiere che fa da cuscinetto tra il centro e la periferia, un posto sulla soglia, un borgo di botteghe artigiane accanto al vivace mercato di Porta Palazzo. Nel 2024 abbiamo curato un percorso di incontri, laboratori, spettacoli dal vivo chiamato “Tutta la città è un palcoscenico”. Una delle azioni era proprio la creazione di un audiowalk.
Dura una quarantina di minuti, sarebbe bello tu potessi ascoltarlo camminando per le vie del Borgo iniziando dal Giardino Pellegrino, uno spazio verde che si trova davanti al Sermig e alla Scuola Holden, un giardino restituito alla cittadinanza con un Patto di Collaborazione per i beni comuni con la Città di Torino e il coinvolgimento di diverse associazioni locali. Ma se proprio non potrai ascoltarlo esplorando il quartiere a piedi con un paio di cuffie, siediti in un posto tutto per te e ascoltalo senza distrazioni.
Poi fammi sapere com’è andata: promesso? :-)
/// Hai letto questo articolo? Raccontami com’è andata con una risposta via mail (anche brevissima) o mettimi un Like (per dire che ti è piaciuto questo racconto), Comment (per scrivere tu un pensiero o qualcosa che pensi sia collegato a quello che hai letto) , Share (per condividere il link a qualche persona vicina a te via mail, via Facebook, Instagram, WhatsApp o Twitter). Avere un tuo riscontro sarà prezioso per me.
/// Se vuoi saperne di più scrivimi pure: precisestorie@andreaciommiento.it




Ho avuto il piacere di partecipare ad un'audiowalk in Borgo San Paolo durante la settimana educante e me la ricordo ancora come un'esperienza emozionante.